
Jean Tinguely - Pirelli HangarBicocca, Via Chiese 2 - Milano
(Foto: Jean Tinguely Ballet des pauvres, 1961 Veduta dell’installazione, Museum Tinguely, Basilea © Museum Tinguely, Basel. A cultural commitment of Roche Jean Tinguely © SIAE, 2024 Foto Daniel Spehr)
Mostra in corso dal 10 ottobre 2024 al 2 febbraio 2025
Pirelli HangarBicocca presenta – dal 10 ottobre 2024 al 2 febbraio 2025 – “Jean Tinguely”, la più estesa retrospettiva realizzata in Italia dopo la scomparsa dell’artista.
Comunicato stampa della mostra Jean Tinguely
La mostra mette in luce la radicalità e la natura sperimentale di Jean Tinguely, tra gli
artisti che hanno tracciato la storia dell’arte del XX secolo, rimarcando la sua attualità
nel presente e la sua valenza contemporanea ancora oggi.
Il percorso espositivo prevede un nucleo di quaranta lavori realizzati dagli anni
cinquanta agli anni novanta che occuperanno i 5.000 metri quadrati delle Navate di
Pirelli HangarBicocca dando vita ad un’unica coreografia sonora e visiva formata
dalle opere più rappresentative del suo percorso artistico, da quelle cinetiche
seminali alle macchine monumentali.
La mostra “Jean Tinguely” è organizzata da Pirelli HangarBicocca in collaborazione
con il Museo Tinguely di Basilea. Il progetto espositivo è a cura di Camille Morineau,
Lucia Pesapane e Vicente Todolí con Fiammetta Griccioli.
La mostra “Jean Tinguely” fa parte del palinsesto di eventi culturali realizzati per
celebrare i cento anni dalla nascita dell’artista (1925-2025).
“Sono un artista del movimento. Ho cominciato facendo pittura, ma mi sono arenato, ero in
un vicolo cieco” (da “Tinguely parla di Tinguely”, intervista in onda sulla Radio Televisione
Belga il 13 dicembre 1982). Si autodefinisce così uno degli artisti più eversivi del secolo
scorso che ha incentrato tutta la sua sperimentazione sul superamento della
bidimensionalità e sull’assidua ricerca sul movimento della materia e degli oggetti e sul
cambiamento continuo, scardinando il concetto di composizione permanente e definitiva.
Un’attitudine artistica che si riferisce a temi esistenziali più ampi come la precarietà e
transitorietà dell’essere umano e l’evoluzione dei contesti sociali e politici.
Jean Tinguely (Friburgo, 1925 – Berna, 1991) è infatti considerato uno dei grandi artisti
pionieri del XX secolo che hanno rivoluzionato il concetto stesso di opera d’arte, e uno dei
maggiori esponenti dell’arte cinetica. Al centro del suo lavoro vi è la ricerca attorno alla
macchina con il suo funzionamento e movimento, i suoi rumori e suoni e la sua poesia
intrinseca. Tinguely è tra i primi artisti ad utilizzare oggetti di scarto, ingranaggi e altri
materiali che poi salda, creando macchine rumorose e cacofoniche funzionanti dotate di veri
e propri motori. Le sue sculture presentano inoltre un carattere performativo grazie al loro
costante movimento e alla loro peculiarità di coinvolgere il pubblico. L’ingranaggio, e in
particolare la ruota, sono spesso gli elementi fondanti delle sue opere, i cui funzionamenti
tradizionali sono volontariamente sgretolati dall’artista, che libera la macchina dalla “tirannia
dell’utilità”, favorendo l’imprevisto e l’effimero all’interno dei suoi marchingegni assurdi e
sorprendenti.
La mostra in Pirelli HangarBicocca è la più estesa retrospettiva realizzata in Italia dopo la
scomparsa dell’artista e include circa quaranta opere, realizzate dagli anni cinquanta agli
anni novanta, che occupano la quasi totalità dei 5.000 metri quadrati delle Navate.
Il percorso di mostra è un’unica coreografia sonora e visiva composta da opere di vario
formato, alcune addirittura monumentali, in cui emerge la componente sonora, quella
dinamica e quella cromatica dell’espressività anticipatrice di Tinguely.
Le opere meccaniche trovano un legame spontaneo con l’ampiezza dell’edificio ex
industriale di Pirelli HangarBicocca e offrono al pubblico la possibilità di entrare in contatto
e approfondire la pratica dell’artista svizzero che concepiva l’arte lontana dall’idea di
autorialità, quindi mai univoca e definitiva: un’arte sovente realizzata come performance,
talvolta collocata in luoghi non museali, transitoria e, grazie ai suoi elementi interattivi,
capace di coinvolgere e affascinare.
Il percorso espositivo in Pirelli HangarBicocca si apre con due opere monumentali degli anni
ottanta realizzate da Tinguely assemblando ruote, cinghie, motori elettrici e componenti
meccaniche che rimandano alla catena di montaggio e in cui il rumore ha un ruolo
fondamentale: Cercle et carré-éclatés (1981) e Méta-Maxi (1986).
Lungo le navate la mostra segue un percorso cronologico. I visitatori vengono accolti da
Méta-Matic No. 10 (1959-2024), una replica dell’opera che l’artista aveva realizzato in
origine nel 1959. La macchina, azionabile attraverso un piccolo motore meccanico, realizza
disegni astratti su carta con pennarelli colorati. La partecipazione dello spettatore diventa
quindi parte integrante dell’opera, superando l’idea dell’artista quale unico creatore.
Seguono Tricycle (1954), Sculpture méta-mécanique automobile (1954) e Méta-Herbin
(1955) che rappresentano il corpus di opere più storico di questa retrospettiva. Influenzato
dall’astrattismo geometrico dei primi del Novecento, Tinguely realizza sculture con filo
metallico, nominate dal critico d’arte Pontus Hultén Méta-mécaniques, cioè “oltre la
meccanica”.
Requiem pour une feuille morte (1967), della serie caratterizzata da superfici monocrome
nere, è una scultura monumentale ispirata alla sua esperienza come scenografo. L’artista
riprende l’idea della retroilluminazione in cui le ruote creano un insieme stratificato di figure
geometriche. Il gigantesco meccanismo è messo in relazione con il movimento di una sola
piccola foglia di metallo dipinta di bianco, evocata ironicamente nel titolo dell’opera.
L’appareil à faire des sculptures e Gismo, entrambe realizzate nel 1960, sono opere
emblematiche di una pratica scultorea realizzata utilizzando oggetti di scarto e rottami,
simboli di una società del consumismo.
In Ballet des pauvres (1961) Tinguely seleziona oggetti di recupero di uso domestico che
appende a dei fili, come capi di abbigliamento, e altri oggetti metallici quali campane e
pentole. Gli oggetti fissati a un soffitto sospeso sono collegati a un motore che li fa muovere
producendo un rumore fragoroso.
La serie dei Baluba avvicina il pubblico a una questione storica drammatica che assurge a
simbolo della lotta per la libertà. Il titolo della serie rimanda alla popolazione Bantu che
aveva avuto un ruolo chiave nell’affermazione dell’indipendenza del Congo. In mostra sono
esposte quattro sculture (del 1962 e 1963) composte da parti metalliche di recupero, piccoli
oggetti come piume o altri elementi organici che le rendono volutamente spiritose.
In mostra sono esposte anche sculture di piccole dimensioni, composizioni giocose
composte da oggetti trovati ed elementi che riprendono la cultura popolare. Le gorille de
Niki (1963) riprende l’iconico gorilla del film King Kong (1933). Vive la muerta (1963),
invece, presenta una figura scheletrica su un cavallo che impersona la morte.
Maschinenbar (1960-85) è un lungo tavolo che regge piccole sculture, realizzate con
materiali di scarto, giocattoli e altri attrezzi, che sono azionabili elettricamente tramite
pulsanti posti davanti all’opera.
Rotazaza No. 2 (1967) è un’installazione composta da un nastro trasportatore che rompe
delle bottiglie. Quest’opera si pone poeticamente in opposizione alla catena di montaggio
che viene spostata dal contesto unicamente produttivo a uno più ludico e critico, offrendo
una riflessione alternativa sulla funzionalità e sull’uso degli oggetti.
Plateau agriculturel (1978) si compone di parti di macchinari agricoli dal tipico colore rosso
(un unicum nella produzione dell’artista), poste sopra una grande base di ferro. Le sculture
si muovono liberamente sulla piattaforma di ferro ideata come un palcoscenico per uno
spettacolo visivo e sonoro.
Allestite insieme, Eos VIII (1966), Bascule V (1969) e Spirale IV (1969) fanno parte di una
serie di opere composte da parti metalliche e motori che si muovono, che l’artista dipinge
interamente di nero per porsi agli antipodi rispetto ai soggetti consumistici della Pop Art,
all’epoca all’apice della popolarità.
In occasione della retrospettiva in Pirelli HangarBicocca, sono esposte anche le sculture
lampada che si distinguono dalle altre opere dell’artista poiché il movimento è secondario
rispetto alla funzione primaria di illuminare. Tinguely crea opere con lampadine multicolore,
Lampe no.2 (1972), allineate una dopo l’altra su una struttura arcuata, Lampe (ca. 1975
78), di grande scala installate a parete e a soffitto come L’Odalisque (1989), oppure
progettate per decorare bar, Café Kyoto (1967), Mackay Messer (1991), Mercedes (1991)
e Vive Marcel Duchamp (1991).
Pit-Stop (1984), Schreckenskarrette – Viva Ferrari (1985), Shuttlecock (1990) rivelano
invece la grande passione dell’artista per la Formula 1 e per le gare automobilistiche,
celebrando l’estetica della velocità e l’energia del movimento.
I Philosophers (1988-1989) sono dedicati ai filosofi che hanno teorizzato l’antimaterialismo
come Heidegger, Burkhardt, Engels, Rousseau etc. Per ogni pensatore Tinguely crea il
rispettivo mondo e una personale rappresentazione.
In Eight Philosophers, otto sculture cinetiche, riunite su una grande piattaforma di ferro,
rappresentano altri filosofi, dall’antichità al Novecento. In quest’opera corale l’artista associa
a ogni filosofo un titolo ironico come ad esempio “Democrito nei guai” o “Platone in azione”.
L’opera che chiude la mostra, Le Champignon magique (1989), è una delle ultime
collaborazioni tra Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle, duo artistico e compagni nella vita.
La scultura ha la forma di un gambo di fungo, diviso in due sezioni distinte che
simboleggiano la complementarità tra i due artisti: “Jean era il movimento, io [Niki de Saint
Phalle] il colore”. In concomitanza con la mostra “Jean Tinguely” in Pirelli
HangarBicocca, si tiene a Milano, al museo Mudec, la mostra personale dedicata a
Niki de Saint Phalle (dal 5 ottobre 2024 al 16 febbraio 2025), a cura di Lucia Pesapane
e in collaborazione con Niki Charitable Art Foundation.
La retrospettiva in Pirelli HangarBicocca è anche l’occasione per ricordare al pubblico il profondo
rapporto di Jean Tinguely con Milano dove ha realizzato alcuni dei suoi progetti più ambiziosi
come La Vittoria (1970), l’iconica performance-spettacolo organizzata di fronte al Duomo. Nella
stanza Lab, i visitatori trovano un approfondimento documentativo sulla scultura di forma
fallica alta decine di metri (chiamata dall’artista anche Il suicidio della macchina) che il 28
novembre 1970 lanciò petardi in cielo per quasi mezz’ora, con in sottofondo la celebre
canzone ‘O Sole Mio.
Questa retrospettiva si apre a ridosso dei cento anni dalla nascita dell’artista e fa parte del
palinsesto degli eventi espositivi e culturali dedicati all’artista svizzero e qui raccolti:
Tinguely100 (www.tinguely.ch/en/tinguely100.html).
L’artista
Alcune tra le più importanti istituzioni di rilievo internazionale hanno ospitato sue esposizioni
personali, tra cui Kunstpalast, Düsseldorf (2016); Stedelijk Museum, Amsterdam (2016,
1984, 1973); Centro Cultural Borges, Buenos Aires (2012); Henie Onstad Art Centre, Oslo
(2009); Institut Valencià d’Art Modern (2008); Kunst Haus Wien (2008, 1991); Kunsthal
Rotterdam (2007); Stadtgalerie Klagenfurt, Klagenfurt am Wörthersee, Austria (2003);
Städtische Kunsthalle, Mannheim, Germania (2002); Musée Picasso, Antibes (1999);
Museum für Kunst und Geschichte, Friburgo (1991); Central House of the Artist, Mosca
(1990); Centre Pompidou, Parigi (1988); Palazzo Grassi, Venezia (1987); Louisiana
Museum, Humlebaek, Danimarca (1986, 1973, 1961); Museum of Modern art of Shiga,
Giappone (1984); Musée Rath, Ginevra (1983); Palais des Beaux-Arts, Bruxelles, Tate
Gallery, Londra, Kunsthaus, Zurigo (1982); Wilhelm Lehmbruck Museum, Duisburg,
Germania (1978); Kunstmuseum Basel (1976, 1972); Museum of Modern Art, New York,
(1975, 1961); Moderna Museet, Stoccolma (1972, 1966); Centre National d’Art
Contemporain, Parigi (1971); Museum of Contemporary Art, Chicago (1968); Dayton Art
Institute, Ohio (1966); The Museum of Fine Arts, Houston (1965); Kunsthalle, Baden-Baden,
Germania (1964).
Le opere dell’artista sono state incluse anche in numerose rassegne e mostre collettive,
quali Biennale de la sculpture, Yonne, Francia (1991); Biennale Monumenta, Middelheim,
Antwerp (1987); Biennale de Paris (1982); documenta, Kassel (1968); Expo — International
and Universal Exposition, Montréal (1967); Expo — Exposition Nationale Suisse, Lausanne
(1964); Biennale di Venezia (1964); Salon de Mai, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris
(1966, 1964).
L’ultimo grande tributo a Jean Tinguely in un’istituzione italiana avvenne nel 1987 con la
mostra “Una magia più forte della morte”, aperta nella sua prima tappa a Venezia a Palazzo
Grassi e curata da Pontus Hultén, importante curatore e direttore di museo (nella vita ne ha
diretti sei, tra cui il museo Tinguely di Basilea), e grande amico e promotore dell’artista.
A Jean Tinguely è inoltre dedicato l’intero Museum Tinguely di Basilea, istituzione unica e
spazio interattivo inaugurato nel 1996 che raccoglie la più grande collezione al mondo di
opere dell’artista, in larga parte donata da Niki de Saint Phalle.
Il Catalogo
Pubblicata in occasione della retrospettiva, la monografia approfondisce la pratica di
Tinguely, mettendo in luce le opere esposte in mostra attraverso schede redatte
commissionate a storici dell’arte, curatori e studiosi, accompagnate da un’ampia selezione
di immagini storiche. Il volume comprende inoltre un saggio della storica dell’arte Béatrice
Joyeux-Prunel, che contestualizza l’opera di Tinguely nell’avanguardia europea e
americana, un testo della studiosa Melissa Warak sul ruolo del suono e la performance
nell’opera di Tinguely nel contesto degli anni sessanta, un’intervista a Renzo Piano della
curatrice Lucia Pesapane, e una cronologia illustrata dell’artista realizzata dall’autrice
Annalisa Rimmaudo. La pubblicazione è arricchita inoltre da due testi storici di Jean Tinguely
e contributi dei curatori di mostra, fra cui un’introduzione di Vicente Todolí, un testo delle
curatrici sul progetto espositivo, e un saggio di Lucia Pesapane per ricordare il forte rapporto
dell’artista con la città di Milano, sede di alcuni dei suoi progetti più ambiziosi come La
Vittoria (1970).
Informazioni utili per la visita
Orari:
da giovedì a domenica dalle 10.30 alle 20.30 (ultimo ingresso ore 19.30).
Biglietti: ingresso gratuito.
Sito Web: Pirelli HangarBicocca |